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Ford taglia 3000 posti di lavoro, ecco l’effetto “elettrico”

Ford

Ford taglierà 3000 posti di lavoro in tutto il mondo. Cominciano a farsi sentire gli effetti della transizione verso le auto elettriche. I tagli riguarderanno soprattutto Nord America e India. L’obiettivo è quello di competere con Tesla nella corsa allo sviluppo di veicoli elettrici basati su appositi software. D’altronde, l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, per mesi aveva affermato ad esempio che lo stabilimento di Dearborn (Michigan) impiegasse troppi lavoratori senza avere le competenze necessarie per il passaggio ai veicoli elettrici ed al digitale.

La mail ai dipendenti

In una mail congiunta inviata ai dipendenti da Jim Farley e Bill Ford si informava il personale sul processo di riorganizzazione e tagli per “semplificare le funzioni dell’intera azienda”, preannunciando maggiori dettagli che arriveranno in questi giorni dai vari capi. Dopo l’annuncio diffuso da alcuni siti specializzati nel campo automobilistico e dall’agenzia Reuters le azioni Ford sono scese del 4,8%. I licenziamenti riguarderanno circa 2.000 dipendenti 1.000 interinali.

Ecco un passaggio della lettera ai dipendenti:

Abbiamo lavorato in modo diverso rispetto al passato, esaminando l’organizzazione dei turni di lavoro di ogni squadra collegata al nostro piano Ford+. Questo è un momento difficile ed emozionante. Le persone che lasciano l’azienda questa settimana sono amici e colleghi e vogliamo ringraziarli per tutto ciò che hanno portato. Abbiamo il dovere di prenderci cura e sostenere le persone colpite – e saremo all’altezza di questo dovere – fornendo non solo vantaggi ma anche un aiuto significativo per trovare nuove opportunità di carriera”.

La sfida a Tesla

Un problema quello del personale non specializzato all’alba del passaggio ai veicoli elettrici che non riguarda anche altre case automobilistiche affermate. In questo caso stiamo parlando di una forza lavoro in gran parte assunta per supportare una produzione tradizionale di auto a combustione. La strategia dell’azienda, come affermato da Farley, è invece quella di sviluppare un’ampia gamma di veicoli elettrici. Come Tesla, vuole generare maggiori entrate attraverso servizi che dipendono dal software digitale e dalla connettività.

D’altronde i margini di profitto di Tesla  sono stati risultati e Farley è stato molto chiaro sull’impellente necessità di tagliare i costi. Nella mail di lunedì scorso al personale, Farley e Ford hanno affermato che la struttura dei costi dell’azienda “non è competitiva rispetto ai concorrenti tradizionali e nuovi“. L’aumento dei prezzi di batterie, materie prime e spedizioni sta esercitando ulteriore pressione su Ford e altre case automobilistiche. Tuttavia, Ford è rimasta fedele alle sue previsioni di profitto per l’intero anno, nonostante i 3 miliardi di dollari relativi a costi più elevati causati dall’inflazione.

La riorganizzazione di Ford

Ford

Ford ha iniziato a separare la produzione tra auto elettriche, motori a combustione e veicoli commerciali. Ford Model è dedicata ai veicoli elettrici, al software e alla tecnologia dei veicoli connessi, Ford Blue continua a costruire veicoli a combustione interna per aumentare la redditività. Ford ha anche creato una terza unità chiamata Ford Pro che fornisce ai clienti commerciali e governativi prodotti e servizi ICE ed elettrici pronti per la gestione delle flotte.

Farley aveva preannunciato una riduzione dei costi nel comparto tradizionale. I tagli al personale però non riguarderanno solo questo segmento ma l’intera società. La strada ormai sembra obbligata. General Motors alla fine del 2018 aveva delocalizzato per tagliare 14.000 posti di lavoro poco prima di velocizzare la sua strategia indirizzata all’elettrico.

Sindacati in allarme

Le attività nordamericane di Ford, General Motors e Stellantis affronteranno una nuova sfida per la forza lavoro l’anno prossimo quando inizieranno le trattative contrattuali con il sindacato United Auto Workers che rappresenta i dipendenti statunitensi delle case automobilistiche di Detroit. I leader sindacali hanno ovviamente espresso preoccupazione per il fatto che i veicoli elettrici significheranno meno posti di lavoro nella produzione e più posti di lavoro dispersi in fabbriche di batterie e hardware dove i sindacati non ci sono.

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